HERMES Pathfinder in orbita!

La costellazione di sei cubesat 3U HERMES Pathfinder è stata finalmente lanciata dalla California a bordo della missione Transporter 13 di SpaceX la mattina di sabato 15 marzo 2025 (ora italiana). I sei cubesat sono a bordo dell’Orbital Transfer Vehicle di D-Orbit ION, che è stato rilasciato dal secondo stadio del lanciatore circa un’ora dopo il lancio. La foto sotto mostra il momento del distacco di ION. 

I sei satelliti verranno rilasciati nello spazio a partire del 24 marzo, uno al giorno. Questa è decisamente la fase che più  fa venire i brividi. Una volta rilasciati i satelliti si devono accendere, aprire l’antenna UHF, aprire i pannelli solari per caricare le batterie, correggere il tumbling se c’è, e cominciare a trasmettere un segnale a terra, che include dati sullo stato di salute dei sistemi di bordo. Nella foto sotto i sei satelliti in differenti stati di integrazione, due con i pannelli solari aperti.

Il cartoon mostra quello che dovrebbe succedere con i satelliti in orbita con i pannelli aperti e le antenne UHF dispiegate. 

Da terra, noi dobbiamo ricevere il segnale e lavorare per stabilire comunicazioni stabili con i satelliti. Il tutto complicato dal fatto che ogni satellite passa sopra una delle due stazioni di terra dedicate ad HERMES-PF (una a Spino D’adda in Lombardia e una a Katherine nei nord dell’Australia) per appena 6 minuti un paio di volte al giorno. 

Sei anni di lavoro condensati in sei minuti. Se va bene ci sarà gloria per tutti e ci sarà da lavorare per i prossimi mesi e anni. Se va male, abbiamo buttato sei anni di lavoro e diversi milioni di Euro. 

Sembra una scommessa. E in effetti HERMES Pathfinder è una scommessa (o come si dice tecnicamente, una “in orbit demonstration”). Anzi, due scommesse.

La prima scommessa è che quella di riuscire a produrre scienza di frontiera con una architettura di missione spaziale completamente differente da quelle standard. Invece di grandi, costosi, monolitici satelliti scientifici, una costellazione di piccoli, agili, poco costosi satellitini. Dove “grandi” satelliti significa ordine di grandezza della tonnellata e costo da qualche centinaio di milioni di Euro al miliardo di Euro. “Piccoli” significa grandezza che va da quella di una scatola di bottiglia di champagne (come nel caso dei 3U di HERMES Pathfinder), a quella di una cassa di vino, con costi della/e decina/e di milioni di Euro.  

La seconda scommessa è quella di riuscire a costruire una missione affidabile senza ricorrere a costosi “prime contractor” industriali. Gli strumenti di HERMES Pathfinder sono stati ideati, disegnati, costruiti e testati nei laboratori di INAF e di Fondazione Bruno Kessler, una prima volta per INAF. I satelliti sono stati integrati nei laboratori di Politecnico di Milano. Agli strumenti, ai satelliti, al segmento di terra, al software di bordo e di analisi dati hanno lavorato scienziati, ingegneri, tecnici e studenti di istituti scientifici  e Università.

Anche per questo motivo, per quanto i satelliti siano piccoli, HERMES Pathfinder è un progetto grande e complesso. Ci hanno creduto, lavorato senza orari e senza feste comandate, litigato, pianto, gioito, dormito sempre poco, un centinaio e più di amici e amiche in 24 tra istituti, università e piccole e medie imprese sparse in Italia e nel mondo. Un abbraccio a tutte/i voi di:

  • INAF (Roma, Bologna, Milano, Palermo, Trieste)
  • Politecnico di Milano
  • Fondazione Bruno Kessler
  • Università di Udine
  • INFN (Trieste)
  • Università di Pavia
  • Università di Cagliari
  • Università di Palermo
  • ASI (SSDC)
  • Eberhard Karls Universität Tübingen
  • IHEP-CAS
  • Altec
  • D-Orbit
  • University of Melbourne
  • University of Tasmania
  • Fondazione Politecnico di Milano
  • Skylabs
  • Masaryk University
  • Eötvös loránd University
  • University of Nova Goriza
  • Konkoly Observatory
  • C3S
  • AAlta-lab
  • DEIMOS

E’ un piacere ringraziare i finanziatori, senza i quali questo progetto (o questa scommessa, o questa visione) sarebbe stato impossibile. L’Agenzia Spaziale Italiana, il Ministero dell’Università e della Ricerca, la Commissione Europea.

Ed ora, prepariamoci allo “scary moment” della prossima settimana! Se sopravviviamo appuntamento al prossimo post.

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