Space science & space economy

Sarà possibile in futuro realizzare grandi e complesse missioni spaziali dedicate alla scienza di base come HST, Chandra e JWST? O il loro costo sarà troppo elevato? Lo scenario spaziale di oggi è completamente diverso da quello di cinque anni fa, e certamente da quello di quando HST, Chandra e JWST sono stati concepiti e costruiti. Gli investimenti nel settore spaziale sono cresciuti in modo esponenziale negli ultimi anni, con investimenti monetari che supereranno il mezzo trilione di dollari nel 2023. Questo boom è in gran parte dovuto all’ascesa della cosiddetta “new space” economy, guidata da finanziamenti commerciali privati, che per la prima volta lo scorso anno hanno superato gli investimenti pubblici nello spazio. L’introduzione di una logica di mercato nelle attività spaziali si traduce in una maggiore concorrenza e in una conseguente drastica riduzione dei costi e dei tempi. Può la scienza spaziale sfruttare i vantaggi della nuova space economy per ridurre i costi e i tempi di sviluppo e allo stesso tempo riuscire a produrre potenti missioni di scienza di base? Questo obiettivo sarebbe raggiungibile se la comunità scientifica riuscisse a sfruttare i tre pilastri alla base dell’innovazione della new space economy: (1) l’innovazione tecnologica, che procede sia attraverso l’innovazione incrementale sia attraverso l’innovazione disruptive, (2) l’innovazione commerciale, attraverso l’integrazione verticale, la produzione su scala e il modello di business orientato ai servizi, e (3) l’innovazione culturale, attraverso l’apertura al rischio e lo sviluppo iterativo.

Tutti questi argomenti sono decisamente controversi e forse proprio per questo a me e al mio amico Martin Elvis e’ venuta voglia di rifletterci sopra, documentarci e cercare delle proposte. Ne e’ venuto fuori un articolo che potete trovare su http://arxiv.org/abs/2502.20922. Qui di seguito un piccolo sunto.

Negli ultimi 10 anni, nello stesso intervallo di tempo in cui è stato lanciato JWST e sono state concepite nuove ambiziose missioni scientifiche spaziali come l’Habitable World Observatory e la missione Mars Sample Return, è emersa prepotentemente la cosiddetta “new space economy”, guidata da finanziamenti privati. L’introduzione di una logica di mercato nelle attività spaziali ha portato a una drastica riduzione dei costi e dei tempi.

La new space economy è stata stimolata dai partenariati pubblico-privati negli anni 2000, grazie alle iniziative della NASA, che ha sperimentato radicali cambiamenti di rotta, come l’acquisto di servizi da aziende private con contratti a prezzo fisso, invece di sviluppare programmi guidati dalla NASA stessa e appaltati all’industria per l’esecuzione con contratti cost-plus (ad esempio i programmi Commercial Orbital Transportation Services, COTS, e Commercial Lunar Payload Services, CLIPS).

Negli ultimi anni, lo stesso approccio è stato seguito dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. Ad esempio, il National Reconnaissance Office sta sfruttando la catena di assemblaggio Starlink di SpaceX per costruire una rete di satelliti spia in tempi brevissimi e a prezzi contenuti, lo Starshield (https://arstechnica.com/space/2024/04/spacex-working-with-northrop-grumman-on-spy-satellites-for-us-government/). Aziende private come K2 Space sfruttano l’integrazione verticale e la produzione su scala per offrire satelliti per carichi utili di 3 metri per 3 metri a meno di 15 milioni di dollari per satellite, con tempi di consegna di pochi mesi (https://techcrunch.com/2024/12/19/k2-space-will-fly-its-extra-large-satellite-for-the-first-time-in-2026/). Gli scienziati potrebbero sfruttare questo cambiamento di paradigma per realizzare missioni ambiziose a un costo 10 volte o più inferiore a quello delle attuali grandi missioni della NASA e dell’ESA. Lavorare su due questioni principali può favorire questo cambiamento di paradigma:

(1) ampliare la base di finanziamento. Fino ad ora la stragrande maggioranza delle missioni scientifiche e’ stata pagata con fondi governativi attraverso grandi agenzie spaziali come NASA ed ESA.

La figura che segue mostra l’evoluzione dei bilanci della NASA e dell’ESA dal 2000. Il budget della NASA per la scienza, che comprende l’esplorazione del sistema solare, l’esplorazione di Marte, l’astrofisica e l’osservazione della Terra, è variato tra il 25 e il 35% del totale tra il 2000 e il 2025. Il budget dell’ESA per la scienza è diminuito da circa il 15% del totale nel 2006-2008 all’8,5% nel 2020-2025. Questo non include l’osservazione della Terra, che nel sistema ESA comprende sia la scienza che l’applicazione (il programma Copernicus). La figura mostra anche i bilanci scientifici della NASA e dell’ESA in valori assoluti, corretti in base all’inflazione al 2023. Si possono notare i picchi nel bilancio della NASA intorno al 2003-2006 e al 2018-2022. Il secondo è dovuto principalmente alla spesa per JWST. Il primo è dovuto alla spesa per diverse missioni, tra cui Messenger, MRO, New Horizon, Dawn, Stereo e Fermi, testimoniando un periodo di grande diversificazione nelle missioni scientifiche della NASA. Il budget scientifico dell’ESA è rimasto notevolmente costante intorno a un valore di 600-700 milioni di dollari (2023) all’anno per circa 25 anni (il budget del 2003 è stato aumentato di circa 100 milioni di euro per tener conto dello stop dell’Ariane 5, che ha posticipato il lancio di Rosetta). Il budget dell’ESA per l’osservazione della Terra è aumentato costantemente dal 2008 al 2025, passando da 500 milioni di dollari (2023) a 2700 milioni di dollari (2023), grazie all’investimento della Commissione europea nel programma Copernicus.

Il costo delle missioni scientifiche tradizionali e’ guidato da diversi fattori che includono:

  • Spingere i requisiti scientifici all’estremo
  • Minimizzare volume e peso a causa del costo del lancio
  • Uso di componenti e sistemi qualificati per lo spazio
  • Failure is not an option, cioe’ rischiare il meno possibile a causa dei costi alti, introducendo grande numero di controlli di qualita’ che aumentano di nuovo i costi
  • Un quasi monopolio delle grandi aziende che lavorano per lo spazio

L’elevato costo delle missioni spaziali standard dovrebbe essere bilanciato da un elevato ritorno scientifico. Non è facile fornire una misura quantitativa e imparziale del ritorno scientifico di una missione. Una metrica standard per la produttività scientifica è il numero di articoli pubblicati basati sui dati prodotti da una determinata missione, mentre una metrica standard per valutare l’impatto è il numero di citazioni ricevute da questi articoli. Queste metriche hanno il vantaggio di essere relativamente facili da ottenere, ma presentano importanti limitazioni. Le figure che seguono mostrano la produttivita’ e l’impatto di diverse missioni spaziali recenti in funzione della loro massa e del loro costo. La produttività è parametrata come il numero di pubblicazioni per anno dall’inizio dell’operazione (YSO) per M$ di costo totale (bus, payload, lancio), mentre l’impatto è parameterizzato come il Research Impact Quotient (Riq, vedi A. Pepe, M. J. Kurtz, 2012, PLoS ONE 7, 11) diviso per la radice quadrata del costo totale in M$.

Le missioni ottengono punteggi simili nelle due metriche. In base a queste misure, le missioni scientifiche medio-piccole, soprattutto le missioni Explorer della NASA, tendono ad avere una produttività e un impatto migliori per M\$ rispetto alle grandi missioni ammiraglie. Il maggior numero di pubblicazioni e citazioni delle missioni faro non compensa completamente il loro costo molto più elevato. Tra le missioni con costi superiori a circa 1 M$, Gaia si distingue sia per la produttività che per l’impatto, come menzionato anche nella sezione 1. I cubesat possono raggiungere sia il massimo che il minimo della produttività e dell’impatto. Possono avere un successo incredibile ma anche un completo fallimento, e rappresentano bene il concetto di alto rischio/alto guadagno alla base dell’approccio della nuova economia spaziale, enfatizzando il valore di una linea di produzione. Naturalmente, le semplici metriche non possono raccontare l’intera storia. Le missioni grandi e ambiziose hanno maggiori probabilità di produrre risultati trasformativi rispetto alle missioni piccole e limitate. In tutti i casi, il messaggio e’ che sarebbe forse utile applicare l’approccio high-risk/high-gain usato per i cubesat, ma anche per le missioni Explorer NASA a missioni piu’ grandi.

Oltre ai fondi governativi, gli scienziati possono finanziare i loro progetti attraverso fondazioni filantropiche, oppure attraverso partenariati pubblico-privati e investitori privati. La conoscenza è una risorsa spaziale fondamentale, ed è proprio quella che i ricercatori di scienze di base sono in grado di sfruttare al meglio. Position, Navigation, Timing (PNT), il più grande business della space economy di oggi e di domani, che muove centinaia di miliardi di dollari, sono notoriamente impossibili senza le correzioni della relatività generale. Paradossalmente, Albert Einsten (l’inventore della relatività generale più di 100 anni fa) e i suoi eredi non hanno guadagnato un solo dollaro da questa invenzione. Più rilevante per il nuovo spazio è la storia di Riccardo Giacconi, premio Nobel 2002 per la scoperta delle sorgenti cosmiche di raggi X e del fondo cosmico a raggi X. Quando Giacconi si unì a Bruno Rossi al MIT nel 1959 come giovane ricercatore, fu assunto dall’American Science and Engineering (AS&E), una società fondata l’anno prima da Martin Annis e di cui Bruno Rossi era presidente del consiglio di amministrazione. AS&E lavorava su contratti della NASA, ma era anche molto attiva sul mercato. Svilupparono il primo body scanner, poi adottato negli aeroporti di tutto il mondo. Il denaro guadagnato sul mercato permise ad AS&E di permettere a Rossi e Giacconi di sviluppare le strategie e la e strumentazione che hanno portato alla creazione dell’astronomia a raggi X e a una serie di missioni leader a livello mondiale: Uhuru, Einstein Observatory e Chandra. Questo è uno dei tanti scenari possibili che potrebbero collegare scienza e impresa. Oggi la nuova economia spaziale offre probabilmente più opportunità che ai tempi di Rossi e Giacconi. Due grandi aree sembrano oggi particolarmente promettenti e meritano di essere menzionate: le tecnologie quantistiche e la ricerca di risorse sulla Luna, su Marte e sugli asteroidi.

(2) la capacità degli scienziati di tenere il passo con le innovazioni della new space economy. L’innovazione tecnologica procede attraverso fasi alterne di sviluppo incrementale e disruptive. Le imprese innovano attraverso l’integrazione verticale e la produzione su scala, ma anche attraverso un modello di business orientato ai servizi e una cultura dell’innovazione che si manifesta come apertura al rischio e sviluppo iterativo. Giacconi ci viene ancora una volta in aiuto per spiegare questi concetti. Subito dopo la scoperta del fondo cosmico di raggi X, apparentemente uniforme, nel 1962 Giacconi capì che per rilevare le sorgenti responsabili di questo fondo cosmico era necessaria una qualità di immagine dell’ordine di un arcsecondo nei raggi X, diverse migliaia di volte migliore di quella allora disponibile. A quei tempi era difficile, se non impossibile, convincere la NASA a intraprendere direttamente un progetto per sviluppare e lanciare un osservatorio a raggi X con capacità di un arcsecondo. Giacconi immagino’ invece un programma iterativo, volto a consolidare il campo e ad arrivare al telescopio con capacita’ dell’arcsecondo (Chandra) attraverso delle fasi: Uhuru prima, per fornire la prima indagine all-sky di sorgenti luminose di raggi X all’inizio degli anni ’70, Einstein Observatory, per dimostrare nello spazio le capacità delle ottiche a raggi X, e infine l’Advanced X-ray Astrophysics Facility, AXAF, ribattezzato Chandra dopo il lancio nel 1999. La new space economy offre l’opportunità di eseguire programmi di approccio iterativo di questo tipo su tempi molto più brevi e a costi molto inferiori.

Frattali, non frattaglie

Oggi non riesco a dormire. Il sole c’e’, l’ombrellone e l’ombra pure. Addirittura un venticello piacevole invece che l’afa opprimente. Ma niente. Probabilmente il problema e’ il contorno, l’ambiente. Oggi siamo a Bibione, nona fila di ombrelloni, vicino alle docce e ai bagni. Fino a pochi giorni fa Porto Ulisse, quattro famiglie in tutta la spiaggia, mare trasparente tropicale. E’ la prova provata una volta di piu’ di come l’ambiente condizioni gli individui. 

I vicini di ombrellone stanno raccontandosi vicende. Di come la perfida Albione li abbia derubati di un figlio prima e di un nipote dopoi, dato che il figlio e la compagna hanno appena scoperto di essere in dolce attesa, Il figlio era andato oltremanica per imparare l’inglese, poi dato che aveva studiato economia ed era pure bravo gli avevano offerto un lavoro, poco pagato per i loro standard, ma moltissimo per i nostri. E il figlio era rimasto li, dove magari piove (o pioveva) sempre, le citta’ fanno schifo, il cibo neanche a parlarne, ma uno stipendio decente alla fine del mese arriva. Da qui alla generalizzazione: ma quanto costa far studiare un ragazzo? 100-200-300 mila euro? e quando il ragazzo se ne va? tutti questi soldi spesi da stato e famiglie? buttati alle ortiche o appunto rubati. Discussione pure di un certo livello, ma alza il volume del rumore di fondo, non mi fa sentire il mare, e manco la doccia qui accanto. Il che dimostra, come se ce ne fosse bisogno, che l’ambiente viene condizionato dagli individui. 

In termini pomposamente tecnici questa situazione si puo’ descrivere nella seguente maniera: Interazioni al livello “micro”, cioe’ un livello basso, generano un pattern al livello “macro”, un livello piu’ alto, che reagisce all’indietro sulle sotto unita’ del livello “micro”. In biologia evoluzionistica si direbbe: organismi che creano il loro ambiente che influisce sullo sviluppo futuro degli stessi organismi. Siamo nel magico mondo dei sistemi dinamici complessi. In questo mondo un comportamento dinamico ricco e’ generato dalle interazioni tra un grande numero di sotto-unita’. E queste interazioni generano proprieta’ che non possono essere ricondotte al comportamento delle sotto-unita’. O, come ha detto il premio Nobel Phillip Anderson: “more is different”. L’emergenza di queste proprieta’ da livelli bassi e numerosi verso livelli piu’ alti e meno numerosi genera la cosi’ detta invarianza di scala. cioe’ il fatto che non sia possibile determinare la dimensione di un sistema guardandone semplicemente una parte. Un buon esempio e’ il broccolo romanesco. Se ci fate caso, ogni rosetta ha la forma del singolo broccolo, ogni cima ha la forma della rosetta e quindi del broccolo, e cosi’ via. Il broccolo romanesco ha una struttura frattale. Se prendiamo un broccolo, il numero di rosette e’ molto maggiore di uno (un broccolo) e il numero di cime molto maggiore del numero di rosette, e cosi’ via. Cioe’ il numero di strutture piccole e’ sempre molto maggiore di quello delle strutture piu’ grandi. Con piu’ precisione formale, il numero di strutture piccole e’ legato a quello delle strutture piu’ grandi da una legge di potenza del tipo Y=1/X. Non ci sono solamente i broccoli romaneschi che si possono descrivere con leggi di potenza. Queste leggi emergono naturalmente nei sistemi dinamici complessi. Questi sistemi sono formati da tante sotto-unita’ piccole e poche grandi. connesse dalle relazioni di scala descritte sopra. Una incredibile varieta’ di sistemi si comporta in questa maniera, dalle faglie che danno luogo ai terremoti ai neuroni nel mio cervello che sono al lavoro per generare queste parole, ai materiali magnetici, agli insediamenti umani, poche grandi citta’, molte piccole citta’, infiniti villaggi, e cosi’ via. 

E allora, perche’ mai stupirsi del fatto che storicamente la sinistra, o comunque il fronte dei progressisti, e’ composto da una miriade di gruppuscoli, poche aggregazioni medio grandi, una sola organizzazione molto grande? E perche’ stupirsi che ci sia dialettica tra le sotto unita’? che questa dialettica (interazioni) generi un pattern nel livello piu’ alto e piu’ grande, che poi reagisce all’indietro sulle sotto-unita’? Il fronte progressista ha evidentemente una struttura frattale, non e’ una insieme di frattaglie. E il motivo e’ in fondo semplice. Progredire, innovare, e’ complicato, significa rimettersi continuamente in discussione, non dare niente per scontato per inventarsi il futuro. Significa riconoscere l’importanza e la ricchezza della differenza di opinioni. Signifier mettere le forze a fattor comune per far crescere e progredire tutto il sistema, non solo la propria sotto-unita’. Dall’altro lato, conservare e’ piu’ facile, se non altro perche’ si conosce gia’ quello che si vuole conservare (una visione del mondo, soldi, potere, privilegi, poltrone), non c’e’ bisogno di inventarselo.

La frammentazione del fronte progressista e’ vista di solito come uno dei suoi mali incurabili, invece non e’ altro che l’evidenza della complessita’ dinamica di questo sistema. Il problema di questi sistemi e’ proprio che sono dinamici. Cambiano in continuazione, il che rende evidentemente complicato trovare una sintesi duratura. Se la si trova al tempo t0, questa scompare naturalmente al tempo t1.  Possiamo chiamarlo “effetto Turigliatto”. Il problema non e’ eliminare l’effetto Turigliatto, cosa che e’ formalmente e sostanzialmente impossibile, ma compensarlo. Il sistema deve trovare la maniera di convergere verso una auto-organizzazione che ne garantisca sopravvivenza ed evoluzione, fottendo l’effetto Turigliatto. Qui di nuovo viene in aiuto la teoria dei sistemi dinamici complessi, dove si parla di Auto Organizzazione, e Criticità’ auto-organizzata.  In questi sistemi si sviluppano correlazioni a grandi scale grazie all’auto-organizzazione di correlazioni su scale piu’ piccole (feedback). Il feedback e le correlazioni sono l’antidoto alla distruzione del sistema, all’effetto Turigliatto. C’e’ un ulteriore problema pero’. Quello dei tempi scala. Il sistema puo’ convergere verso una criticita’ auto organizzata velocemente o molto lentamente. E se il sistema non e’ isolato ma interagisce con altri sistemi, potrebbe non raggiungere mai l’agognata meta, perche’ nel frattempo le condizioni al contorno sono cambiate. Siccome conservare e’ piu’ facile, i tempi scala con cui i conservatori trovano una sintesi o un compromesso sono in generale molto minori dei tempi scala con cui il sistema complesso progressista puo’ raggiungere l’auto organizzazione. L’unica maniera di accelerare l’operazione e’ far entrare nel gioco un catalizzatore, un evento o una persona, in grado di sintonizzare e accordare velocemente il sistema. Nei sistemi termodinamici ad esempio, qualcuno che regoli la temperatura finemente, così che il sistema riesca a stare sempre vicino ad una transizione di fase. Riusciremo a trovare in tempo questo catalizzatore? 

Il solito formicolio al piede sinistro. Stendo una gamba. Oddio, stavo dormendo? E quindi prima sognavo? Anzi, ero in un sogno dentro un sogno. Accidenti… sarebbe divertente vedere cosa penserebbe Christofer Nolan della situazione onirica del nostro scassato reame..

Sogni

di un pomeriggio di mezza estate

Sento un formicolio al piede sinistro. Che sale verso il polpaccio. Cerco di riattivare la circolazione muovendo le dita impiastrate di sabbia. Non succede niente. Capisco che e’ solo il sole che che sta scottando le gambe, l’ombra si e’ mossa mentre dormicchiavo placidamente, cullato dallo sciabordio delle onde sul bagnasciuga. Di notte dormo poco, invece sulla spiaggia di giorno mi riesce bene, misteri della fisiologia umana. Dormo e sogno.

Faccio un sogno stranissimo. Sogno che un Conte nella sua armatura luccicante sfida il drago che lo tiene prigioniero, ma dopo tutto gli garantisce il desinare tutti i santi giorni, colazione pranzo e cena. Ma il Conte lo fa senza armi vere, solo abbaiando,  giusto per far contenti gli scudieri che lo aizzavano ad azzannare la preda. Non  capisce che dietro di lui c’e una legione di orchi, troll e badanti che non aspettano altro per sguainare lo spadone e trafiggere il drago. Soppiantarlo e provare a creare un Nuovo Ordine. E la Regina Cersette a capo delle orde prima che il drago esali l’ultimo respiro gli chiede consiglio. Il drago, ormai con il sangue che gli ingorga la bocca, biascica: Regina, tu sei potente, ma guardati dai tuoi! Ti tradiranno! ti dico, non buttare a mare tutta la fatica che ho fatto per tenere assieme questo scalcinato reame.. tieniti stretto qualcuno dei miei ciambellani, i tecnici, gli scienziati, che tanto non fanno mai male a nessuno.. il gran ciambellano per la Transizione Ecologica… e poi spira. Mamma mia che cazzate che riesce a generare la mente quando si dorme. 

Poi faccio un sogno ancora piu’ strano.  Sogno che che la Regina in Carrozza si innamora. La principessa e’ sposata da un secolo al Principe regnante Ricerca Applicata, e in questo secolo avevano avuto tante soddisfazioni, tanti bambini assieme agli immancabili problemi che ogni relazione di questo tipo comporta. Il principe che si annoia e fa spesso e volentieri battute fuori luogo, o che peggio cerca conforto sotto altre lenzuola. E questo e’ niente. Che dire dei fratelli perversi o dei figli smidollati, le principesse tristi, i nipoti irriconoscenti. Insomma tutto quello che normalmente succede in ogni famiglia. Ma alla fine si poteva sicuramente dire che le soddisfazioni superavano abbondantemente le delusioni. Irrinunciabile tenere sulle spine e accettare le dimissioni della spocchiosa prima ministra che si credeva lei la Regina! 

E quindi perche’. Perche’ alla sua veneranda eta’ invaghirsi di nuovo. E per di piu’ di uno spiantato, uno di quei Bohemien rimasti nel secolo scorso: Ricerca Fondamentale! Solo il nome suona cosi’ vecchio, cosi’ fuori tempo. Ricerca Fondamentale e’ un tipo che predilige i tempi lunghi o lunghissimi, e’ come il Carrubo, quando pianti un seme poi te ne devi dimenticare, ci possono mettere venti anni prima che germogli. Il frutto del Carrubo poi. Matura in un anno intero, una eternità in confronto alla ciliegia o la pesca. Sulle piante trovi i frutti dell’anno passato maturi assieme a quelli dell’anno in corso ancora acerbi, allappanti. E cosa ci vuole mai fare la Regina in Carrozza coll’umile Carrubo ai tempi di tiktok? Si fosse innamorata di Kabhane Lame si capirebbe. Ma e’ cosi’, nei sogni succedono cose che nella nella realta’ sono sostanzialmente impossibili. E’ come se la funzione d’onda di un qualche processo nella realta’ segua correttamente le probabilita’ e collassi solo nell’evento piu’ probabile, mentre nel sogno le probabilita’ sono tutte uguali e la funzione d’onda collassa a raglio, o, usando una citazione piu’ colta, come se si premesse in maniera spasmodica il pulsantone rosso del motore a improbabilita’ infinta. E in una di queste pigiate la Principessa in Carrozza si innamora del Carrubo Ricerca Fondamentale. E chi diavolo fa ricerca fondamentale nel nostro piccolo e bistrattato regno? C’e’ il Marchese del Piglio Tutto Io: io so’ io e voi non siete un cazzo! e c’e’ il Conte Mascetti-Tafazzi In Su per il Monte, l’astronomo reale. Il primo e’ e sempre resterà uno scapolo d’oro. Il secondo soggetto e’ peculiare anche nel disastrato reame, dove la peculiarità e’ la regola. Di giorno il Conte in Su per il Monte declama massime incomprensibili pure per per se stesso, fa progetti faranoici quanto improbabili (pure nel contesto del sogno, dove appunto il motore e’ quello ad improbabilita’ infinita), di notte si duole perche’ continuamente distrugge quello che di buono pur improbabilmente di giorno e’ riuscito a fare. E’ chiaro che la Regina e’ attratta da questo straordinario essere fuori tempo che e’ il Conte in Su per il Monte. E’ il fascino del perdente nato dopo tutto, niente di nuovo sotto il sole e manco nei sogni. 

La Regina e’ risoluta, vuole il Carrubo in Su per il Monte con tutte le sue, residue, forze. Scrive lettere, apparecchia tavolate imbandite con ogni ben di Dio. Ma soprattutto promette doti favolose. E il Principe Regnante? Rimane li dove e’, la Regina dopo tutto puo’ istituire nello scassato regio la poligamia. Lo aveva fatto pure il re Mormone dopo tutto nel regno d’Oltre Mare. 

Questo matrimonio sa’ da fare! Ma quando? questo e’ il problema. L’uscita scriteriata del Conte nell’armatura luccicante ha provocato il draghicidio, e con questo la possibilita’ di un Nuovo Ordine. La Regina e’ preoccupata, non sara’ mai che nel Nuovo Ordine salta tutto? I denari, non e’ che tutti quei denari promessi per la Ricerca Applicata e pure per la Ricerca Fondamentale evaporano come neve al sole? Ci siamo gia’ passati dopo tutto… riforme dei finanziamenti della Ricerca gettate alle ortiche per trovare 300 milioni per gli AutoFerroTrasportatori… era un altro sogno di un altro Agosto di tanti anni fa.. E quindi… non e’ che sara’ meglio anticipare i tempi? ma come… il rituale prevede un corteggiamento di almeno 12 mesi, e il tempo necessario a che il ciambellano …

Aio!!!!! un bruciore intenso sempre dal piede sinistro. Ma non e’ il sole questa volta, il bruciore e’ piu’ localizzato e intenso. Una vespa dispettosa ha pensato bene si inserire il suo spadone, ops pungioglione nel drago che ha visto nel tallone del mio piede. Mi alzo di scatto e il sogno evapora come neve al sole. Meno male, era troppo strano. E quando i sogni sono troppo strani mi rimane una acidita’ nello stomaco. Non so perche’. Butto via la vesta,  mi massaggio il polpaccio e lo immergo nell’acqua salata. Torno sotto l’ombrellone e apro Dagospia: Meloni preoccupata chiama Draghi: https://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/nemici-mi-guardo-io-miei-alleati-mi-guardi-dio-giorgia-meloni-318900.htm